File 79: downgrading del Premio Strega 2014

Il precedente rating da noi attribuito all’edizione 2013 del Premio Strega, per l’opera di Walter Siti Resistere non serve a niente, è stato BBB+, per il buon tentativo di recupero della qualità letteraria che per decenni ha distinto questa manifestazione. L’outlook, tuttavia, era negativo, perché le opere poste in concorso risultarono troppo disomogenee nella qualità, viziate da un tasso di omologazione medio-popolare che ne inficiava il livello, rendendo il Premio non rappresentativo dell’autentico patrimonio letterario italiano contemporaneo.

Nell’edizione 2014 del Premio Strega, quell’outlook negativo è stato purtroppo confermato dai fatti, con la premiazione del romanzo Il desiderio di essere come tutti di Francesco Piccolo, edito da Einaudi. L’opera, né saggio né romanzo, intende essere la “riflessione definitiva” sugli ultimi trent’anni di vita italiana, visti attraverso il filtro della passione politica di sinistra. Alla nostra analisi, tuttavia, essa è apparsa simile a una serie di esercizi di riflessione poco omogenei, in cui l’ironia studiata e lo stile forzatamente semplice generano un risultato artificioso, poco credibile, tipico di un prodotto editoriale studiato a tavolino.

A dispetto delle intenzioni, lo scontro fra ideologia e realtà proposto da Piccolo viene espresso sostanzialmente attraverso testi e perifrasi tratti da altri autori, o da discorsi dei grandi uomini politici dell’epoca: la narrazione, totalmente autoreferenziale, appare povera di contenuti originali, che soli avrebbero potuto dare consistenza all’insieme. Inoltre, l’appoggiarsi a fattori storico-sociali, cronachistici e di costume rende la struttura fragile, incapace di reggersi da sé, in più punti pretestuosa e non convincente. Il meccanicismo e la prevedibilità dello stile non riescono a conferirvi una personalità, rendendo il risultato complessivo scadente e poco efficace.

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In realtà, nello sviluppo narrativo s’intravede una contiguità con il veltronismo cinematografico: quasi il marchio di un’operazione congiunta di stampo cultural-politico, che andrebbe approfondita. A peggiorare le cose, c’è un protagonista della narrazione che si pone a paradigma dell’italiano medio, alla maniera della commedia all’italiana anni Settanta e Ottanta, che voleva rappresentare rozzamente, con grave e colpevole superficialità, il cuore del nostro Paese.

Il desiderio di essere come tutti, dunque, risulta un’opera del tutto inadeguata a esser ritenuta la migliore fra quelle in lizza al Premio Strega 2014. Ciò fa pensare, ancora una volta, che l’aggiudicazione del premio sia stata determinata da fattori esogeni al normale svolgimento di una competizione letteraria. Paiono confermarlo le altre candidature della cinquina, il cui peso specifico non era in grado d’insidiare il primato einaudiano del vincitore. A puro titolo esemplificativo, osserviamo che il romanzo di Antonella Cilento era stato frettolosamente inserito all’indomani della sua pubblicazione, contro i normali criteri del buon senso, mentre l’opera di Antonio Scurati – pur fortemente sostenuta – non avrebbe comunque raggiunto gli appoggi sufficienti per spuntarla (l’autore era già arrivato secondo in una precedente edizione, e questo stigma avrebbe pesato).

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L’unico romanzo, nella cinquina, che avrebbe meritato il premio è La vita in tempo di pace di Francesco Pecoraro, edito da Ponte alle Grazie. Senza entrare nel merito dell’opera, ci limitiamo a osservare che in essa si ravvisano spessore, densità e intensità notevoli, con un narratore che dimostra di credere in ciò che scrive e, soprattutto, di sentirlo. Fra le opere considerate resta quella con la maggiore onestà intellettuale connessa alla perizia di scrittura, come binomio funzionale: i temi e le declinazioni escono dall’interno con i meccanismi e gli stilemi più naturali all’arte narrativa e al mestiere di scrittore.

BB+

Alla luce di quanto esposto, il rating del Premio Strega 2014 viene dunque declassato di tre livelli, a BB+, con un outlook negativo.

La negatività dell’outlook deriva dall’analisi della dinamica di questa premiazione. Nella fattispecie, abbiamo ravvisato la natura sostanzialmente politica dell’operazione, che si riassume nel tentativo – velleitario – di influenzare snodi importanti delle industrie del cinema, della televisione e dell’editoria culturale.

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Come dominus di questa manovra si configura Walter Veltroni, che col suo film Quando c’era Berlinguer ha voluto imporre un tema portante, che rinverdisse l’egemonia della Sinistra su ciò che resta del mondo culturale italiano. Sostenuto da Michele Serra, che mantiene saldamente la sua posizione in un importante settore della Televisione di Stato (pronto a partecipare egli stesso al Premio Strega, se non fossero intervenute queste considerazioni strategiche), il tema è stato trasfuso nel libro di Francesco Piccolo, fatto opportunamente premiare. Infatti, come nel film di Veltroni compaiono Berlinguer e Craxi, nel libro di Piccolo compaiono Berlinguer e Craxi; come nel primo si vuol descrivere la formazione degli italiani di sinistra, nel secondo si racconta “in soggettiva” il maturare di queste idee politiche, anche se per frammenti assemblati in una caricatura di romanzo di formazione, risultato paradossalmente senza forma.

La natura dell’operazione è resa evidente anche dalla sua diffusione mediatica a tappeto: oltre alle inserzioni pubblicitarie canoniche, tutte le televisioni che contano, tutte le radio utili, tutti i giornali di qualche peso si sono occupati di Francesco Piccolo e del suo Il desiderio di essere come tutti, senza risparmio, come un grande evento. Un’offensiva totale che ha eguagliato gli enormi spazi regolarmente riservati a Walter Veltroni per le sue creazioni librarie e filmiche.

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Tuttavia, l’intento egemonico di quest’operazione non avrebbe potuto consolidarsi: sia perché l’attuale capacità dell’intellighenzia di sinistra di ripristinare un’ipotetica egemonia culturale è praticamente nulla, sia perché nei meccanismi del Premio Strega non si possono imporre stabilmente ordini di valore politico, essendo la sua logica dominante – nei voti e nelle alleanze – di tipo strettamente clientelare. Resta comunque il non trascurabile risultato di aver consolidato la carriera letteraria di Francesco Piccolo, sia in termini di visibilità e di vendite, sia in relazione a tutto l’indotto di attività e di reddito che ne deriva.

Da qui, l’outlook negativo da attribuire al downgrading del Premio Strega 2014 al livello BB+.

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