Leonardo Colombati vs/ Massimiliano Parente. 8: agguati e ultimi commenti

Qui si conclude la serie di commenti – i più significaivi – all’articolo pubblicato da Leonardo Colombati nel 2007 sul defunto blog Vibrisse.it, sotto la silente supervisione di Giulio Mozzi.
I testi che seguono non sono più disponibili in Rete.

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– commentatore “Lufock Holmes”

Allora Colombati, noi ci conosciamo.
Non benissimo. Neppure bene, ma ci siamo incontrati ed abbiam parlato un bel pò.
Il problema non sei tu, anche se Parente ritiene, con ben argomentate ragioni, che tu sia proteiforme. Siamo in Italia, ahimè, non in Svezia… se facessimo di ciò un peccato capitale l’intera penisola, tranne due o tre Noè, dovrebbe bruciare nelle fiamme della Gheenna…
Il problema è la marchetta di D’Orrico.
E’ il trepido peana a queste tre colonne della letteratura contemporanea, con tanto di suffisso -ismo proprio delle scuole di pensiero… Piperno, Saviano, Colombati…che messi insieme hanno pubblicato 4 libri in croce e già si permettono di indicare l’opera di un illustre sconosciuto quale capolavoro assoluto degli ultimi 50 anni.
Dimenticando Sciascia e Bufalino e Calasso…e chi più ne ha più ne metta.
Questa, Colombati, è una parte del problema.
Sono l’atteggiamente da maitre a penser Trasteverino, l’incredibile affermazione di scrivere “per ricchi”, l’aver dedicato un libro alla descrizione di un mondo che palesemente non conosci e per cui dimostri invece lipido, pardon libido (quello fuori delle colonne d’Ercole del Caffè della pace, di Colombini o del Greco, per intenderci…un esempio valga per tutti gli altri…un finanziere ebreo basta che faccia uno squillo al cugino romano e la ricetta dell’amatriciana filologicamente corretta gli arriva incorniciata con l’autografo della zia… forse tu intendevi “finanziere californiano”) che mi rimandano all’Italia dei telefoni bianchi, la volenterosa, velleitaria olografia immaginata dal fascismo “borghese” per dare ai ceti privilegiati di quella specie di Marocco che eravamo nel ’40 (ma anche nel ’50 e ’60…evviva il neorealismo che ci permette di saperlo) la sensazione di essere a la page e soprattutto alla pari con gli altri paesi occidentali…
Queste sono le altre parti del problema.
Ora, se vuoi scrivere così e c’è chi ti legge (me incluso, l’ho già ordinato, non sarebbe serio a questo punto non comprarlo e non leggerlo in toto, nonostante l’istintiva avversione per il Manzoni del 2007, tal Ravensburger o giù di lì ), nulla quaestio.
E’ invece indecente prestarsi così allegramente e con tanto compiacimento alla marchetta di un critico di regime.
Dà la sensazione che anche tu, anche De Siati, anche Piperno, anche Saviano siate “di regime” … ciascuno rivolto a coprire scientificamente una specifica fascia di lettori … tu gli pseudo-pariolini, Saviano gli antagonisti assimilati, De Siati i giovani cattocomunisti precarizzati, Piperno i più raffinati ed esangui Riva-dipendenti.
Non lamentarti quindi troppo delle critiche che hai ricevuto o che riceverai, sia perchè hai prestato loro ampiamente il fianco sia perchè ci sarebbe ben di peggio da dire.
P.s. Ad ogni modo è evidente che se fossi mai preso dalla fregola masochista di voler scrivere qualcosa su di un politico italiano Il cavaliere mascarato sarebbe l’unica possibilità…

– L. Colombati

Gentile Lufock Holmes, lei scrive che noi ci conosciamo, che “ci siamo incontrati e abbiamo parlato un bel po’”. Credo di non essere del tutto rincoglionito (non ancora) e quindi dovrei ricordarmi di un tale Lufock Holmes. Eppure, niente… Non mi suona alcun campanello; non riesco proprio a pensare a chi potrebbe essere la persona che si nasconde dietro uno pseudonimo così idiota.
Eppure un battutista del suo rango (“lipido, pardon libido”, roba da fratelli Marx) dovrei tenerlo tra i miei ricordi più cari.

– commentatrice “Lucy”

Leonardo (scusa se ti dò del tu): grazie per i tuoi cialtroni. Veramente. Mi sono piaciuti moltissimo nel loro vuoto “adorno”. E non abito ai Parioli!
Detto questo, sai bene quali crimini ti sei macchiato. Sei capace, ti pubblica Rizzoli, su magazine si parla bene di te…e hai pure preteso di creare dei personaggi politicamente scorrettissimi. Vai avanti per la tua strada, e grazie per la vis eroicomica di Rio. Non se ne poteva più con questi piagnoni intenti a guardarsi i peli dell’ombelico.

– commentatore

Cara Lucy,
già un anno fa Parazzoli aveva detto che non se ne poteva davvero più di “questi piagnoni intenti a guardarsi i peli dell’ombelico”. Questa narrativa stantia, tutta rivolta nei pseudodrammi personali, priva di ampio respiro, priva di potenza descrittiva nella contestualizzazione, ha ormai fatto il suo tempo!
Colombati ha varcato la soglia fatidica di Stargate. A lui vanno i migliori auguri!

– Commentatore

Gentile Lucy, “Guardarsi i peli dell’ombelico” si definisce “onfaloscopia”…poichè questa pratica ascetica è stata causa di guerre sanguinosa e di accese diatribe teologiche, sarebbe il caso di parlarne con più rispetto.
Ad ogni modo credo che lei abbia intuito correttamente…è facile che proprio perchè impossibilitato da celebri scorpacciate di pancotto a realizzare agevolmente tal pratica onfaloscopica, Colombati si sia differenziato dai piagnoni succitati ed abbia dato vita all’eroicomico “Rio”, così “adorno” di vuoto.

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– commentatore

Al posto dei libri non letti, si parla di un supposto prodotto mediatico “made in D’Orrico”, come dice V. B. un simulacro, qualcosa di molto ma molto simile ai candidati del “Grande Fratello”, ognuno orientato al suo target. Questa che si vuole critica della logica del mercato e dello spettacolo è in realtà una risposta che la rafforza e che ne è schiava. Tra l’altro la sostituzione dell’autore e dell’opera col personaggio avviene anche in assenza di operazioni direttamente mediatiche. E’ una comunità come quella dei lettori che si incontrano in rete, ad esempio, che ha formalizzato l’aura sacerdotale intorno a Moresco, amandolo o esecrandolo per questo talvolta più che per i suoi libri. Poi sì, magari dev’esserci una qualche collaborazione dall’altra parte, ma per fare questo ballo bisogna essere almeno in due.
Molti grandi scrittori sono stati dei veri e propri stronzi, molti hanno avuto vanità e sete di successo abnormi, ma sono stati e rimangono grandi scrittori. Credo che chiunque scriva abbia almeno il diritto di essere letto. Altrimenti davvero stiamo assistendo con una certa complicità di pubblico da circo ai vari gradi e modi con cui si celebra la “morte dell’autore”.

– F. Borgonovo

Sono “il giornalista di Libero” che ha contattato Leonardo Colombati per proporgli di partecipare alla trasmissione radiofonica di cui fa menzione in un precedente post. Intervengo solo per fare alcune precisazioni.
Come ho specificato nella mail (privata) inviata a Leonardo Colombati, scopo della trasmissione voleva essere quello di dare spazio a una polemica – a mio avviso estremamente interessante – nata a proposito del suo libro dopo il pregevole articolo di Parente su Libero. Non certo quello di dare vita a un “pollaio” o a qualche litigata in diretta in stile Buona Domenica. Per questo motivo ho specificato nella mail la mia intenzione di invitare Massimiliano Parente (evitando giochi sporchi e sorprese) e il mio desiderio di mantenere, se non cordiali, almeno educati i toni del dibattito. Pensavo che fosse una precisazione superflua, visto che tutte le puntate della trasmissione che curo (“Terra di nessuno”) si svolgono all’insegna della pacatezza, senza trivialità. Evidentemente mi sbagliavo.
L’idea di invitare Colombati e Parente è nata indipendentemente da Libero, dalle cui scelte il programma è del tutto slegato.
Massimiliano Parente, che ha dimostrato estrema gentilezza accettando l’invito (e per questo lo ringrazio, confermando la stima che ho per lui), non ha suggerito in alcun modo il tema e gli ospiti. Anzi, le modalità della sua partecipazione erano ancora da stabilire. In ogni caso, non avrebbe percepito alcun compenso, come del resto tutti gli ospiti del programma.
Ho ricevuto solo pochi minuti fa la mail in cui Colombati mi spiegava di non poter intervenire. Gli ho anche risposto, chiedendogli il motivo della decisione (evidentemente la presenza di un preciso interlocutore). Le modalità di svolgimento della trasmissione, quindi, erano ancora tutte da stabilire e riguardavano soltanto me e gli invitati, non certo il pubblico del web.
Mi dispiace che Leonardo Colombati non voglia partecipare. Visto che ormai, per sua iniziativa, le dinamiche organizzative della trasmissione si sono trasferite nella sfera pubblica, confermo il mio invito a Massimiliano Parente – che considero un grande scrittore e uno straordinario pubblicista – a partecipare, anche per parlare del romanzo di Leonardo Colombati. Aggiungo anche che sarà presente pure Davide Brullo, che cura una rubrichetta all’interno della trasmissione. Confermo pure il mio invito a Colombati. Se vuole partecipare, è il benvenuto, altrimenti, se vuole, si ascolti il programma. Le linee sono aperte, può chiamare in qualsiasi momento per intervenire, fra le 17 circa e le 18.
Grazie,
FRANCESCO BORGONOVO

– L. Colombati

Gentile Borgonovo,
nel ringraziarla ancora dell’invito alla sua trasmissione, tengo a precisare che il mio rifiuto non vuol mettere in discussione la sua professionalità, ma è solo frutto di un mio pregiudizio sfavorevole verso chi – come Masimiliano Parente – mi ha dato pubblicamente dello “stronzo”. Il fatto che Parente si schifi a prendere col sottoscritto anche solo un caffè e che poi sia pronto a confrontarsi con me pubblicamente, mi sembra peraltro indicativo del modo di ragionare di Parente.
Non conosco lei, gentile Borgonovo, ed è mia abitudine pensare sempre bene delle persone finché non mi provano il contrario. Ma non mi fido di Parente, che reputo un ottimo scrittore ma anche un provocatore che scivola – come qui ho provato a dimostrare – troppo spesso nell’insulto fine a se stesso. La mia ambizione (chissà quanto soddisfatta) è quella di essere uno scrittore; e non ho alcuna velleità di trasformarmi in un pugilatore televisivo. Conoscendo il mio brutto carattere credo che non lascerei lo studio senza spargimenti di sangue…
Peraltro, lei mi annuncia che in trasmissione (una trasmissione in cui, da quanto capisco, si dovrebbe parlare del mio libro) interverrà anche Davide Brullo, giornalista legato a Parente in quanto entrambi collaboratori del “Domenicale” ed entrambi stroncatori dei miei libri senza averli letti. Mi riferisco ad un articolo che Brullo pubblicò sul “Domenicale” il 5 marzo 2005, intitolato “I capolavori del nulla. Su quelli che con spavalderia spacciano la mediocrità per genio” (è possibile leggerlo a questo indirizzo: http://www.perceber.com/archives/dicono_di_perceber/index.html). La cosa strana, di quell’articolo che sbertucciava il sottoscritto e il suo primo romanzo “Perceber”, era che “Perceber” sarebbe uscito soltanto due mesi dopo.
Il sospetto che la sua trasmissione potrebbe trasformarsi in un agguato, come vede, non è del tutto peregrina. E lei mi concederà che non è del tutto insensato dubitare di una trasmissione su un libro a cui partecipano due recensori che dichiarano di non leggere ciò che recensiscono.
Cordialmente.
Leonardo Colombati

– L. Colombati

Spett. Francesco Borgonovo
se a Lei (cito) “interessa ciò che si scrive nei libri e al massimo nei giornali e nelle riviste a proposito dei libri”, cosa La spinge a concepire un dibattito tra uno scrittore e un (critico) che dichiara pubblicamente: “Non finirò di leggere l’ultimo romanzo di Colombati, per una sola ragione: D’Orrico gli ha dedicato cinque pagine sull’ultimo Corriere Magazine, risparmiandomi la fatica e confermando quello che pensavo a pagina cinquanta”. Va bene che Lei scrive per lo stesso giornale che ha pagato questo articolo fermo a pagina 50, ma se, per dire, Colombati avesse detto ciò che dice nel post qui sopra (oggi, ore 12.26) citando pagina 68, il dibattito come proseguiva? La trasmissione finiva lì, con eventuale coda dei consigli di lettura di Brullo che commentava libri in uscita nel prossimo maggio? Che dice, inoltro una vibrante lettera di protesta al giornale per cui collaboro, chiedendo un immediato raddoppio (almeno) della tariffa, oltre a carta bianca e conseguente uso del bidet redazionale, per aver letto fino alla fine (talora due volte) i libri recensiti, o aspetto che i summenzionati recensori armati di carta bianca mettano su una Scuola di Lettura Creativa in cui s’insegna come capire un libro senza leggerlo e m’iscrivo senz’altro?

(fine)

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2 thoughts on “Leonardo Colombati vs/ Massimiliano Parente. 8: agguati e ultimi commenti

  1. Pingback: Leonardo Colombati vs/ Massimiliano Parente. 7: commenti e polemiche mondane | TEVIS & PARTNERS

  2. Divertentissimo e a tratti spassoso. Mi conferma nella certezza che è meglio rileggersi Moby dick che arrischiarsi a cacciar denaro per l’editoria di oggi.

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