Leonardo Colombati vs/ Massimiliano Parente. 6: la gogna dei commenti

Qui comincia la serie di commenti, più o meno velenosi, all’articolo pubblicato nel 2007 da Leonardo Colombati sul defunto Vibrisse.it, sotto la silente supervisione di Giulio Mozzi.
I testi che seguono non sono più disponibili in Rete.

url

– V. B. (oggi scomparso)

Guarda, io sono uno di quelli che nei commenti ai blog ti ha sparato addosso più volte e anche qui. Non ti conosco e ovviamente non ce l’ho con te, e nemmeno coi tuoi libri che non ho letto ma con la maschera che ti sei scelto, e di questo devi essere consapevole. D’Orrico fa il suo mestiere, e secondo me lo fa bene, ma non si inventa i personaggi: i personaggi glieli danno gli scrittori, con la faccia che scelgono di avere sul mercato editoriale e naturalmente deve c’entrare coi loro libri.
Perceber mi sembrava uno che dice di voler superare il romanzo prima di averne scritto uno.
Rio con la faccenda dei tinelli e associato al tuo amico Piperno col suo borghese proustiano e pipparolo mi sa di sberleffo alla miseria fuori tempo massimo (si vede che siete stati adolescenti negli anni Ottanta: la commedia è finita, e adesso sono dolori, ragazzi).
Dirai: sensazioni sulle copertine, poco più che gossip. E’ chiaro: nel ciberspazio si vive di questo: simulacri. E mi aspetto altrettante botte per il diavolone qui sotto. Ma quando uno si sente offeso qua intorno è meglio che ricordi che il colpo non era diretto a lui, ma al suo avatar.
Ti scrivo tutto questo perchè invece in questo post sento un uomo e un artista vero, incazzato ma con dignità. Mi dispiace di esserci andato pesante. E forse leggerò il tuo libro.
Senza rancore.

– commentatore

Tutto ciò mi fa ridere. Di noia però.
Quando comincerete a tirarvi “materialmente” i vostri rispettivi libri addosso, in faccia, per favore, avvertitemi: dev’essere uno spettacolo coi contro fiocchi.
Per favore, lanciateveli bene: per farvi male sul serio. Basta con le parole che fanno annoiare. E’ ora del sangue, di quello vero.
Basta coi bernoccoli tanto per frignare.
Usateli per bene i libri: sono oggetti contundenti, mortali se usati nella giusta maniera.
Usateli, per Dio.
Usateli!
Fatelo scorrere il sangue. A fiumi.
Fatevi del male.
Non mettete in campo solamente il livore, le apostasie, le mafie. E’ ora d’un salto di qualità, per andare oltre quello della quaglia.
I libri sono pesanti, contano un tot di pagine, hanno copertine robuste. Sono mattoni. Se li lanciate in testa al vostro avversario, poco ma sicuro, che gli fate un male giuda.
Coi libri che avete in mano, voi scrittori potete fare una grande guerra – o rivoluzione che dir si voglia: difatti con un bel tomo, se sparato dritto su una tempia, è sicuro, certificato, che l’avversario cade in terra stroncato da un’emorragia cerebrale… senza poter portarvi più Nuovi Argomenti.
Voi non capite: le penne – se usate per scrivere – non sono più forti della spada e la ragione è ormai una vecchia puttana con la sifilide, quindi meglio lasciarla a sé stessa tra le ghigna dei nostalgici e dei romantici con lo scolo. Eppure, in un tempo non troppo lontano, furono anch’essi dei critici e degli scrittori, e oggi sol più la rossa Barbera li fa sentire vivi.
Avanti! Aristotele è ottimo: non serve avvelenarne le pagine perché critici avversari e “portatori di penne e di borse” cadano in ginocchio di morte improvvisa. Con l’opera omnia di Aristotele si può vincere la guerra: usatela con cautela, solo questo, perché è più peggio assai d’una Atomica Cinese. Poi quando sul campo sol più corpi straziati e menti sparate fuori dalla scatola cranica, allora usate Schopenhauer per dare l’estrema unzione ai pochi che ancora ce l’hanno un alito di vita incastrato fra i denti.
Avanti! A Kennedy gliel’hanno fatto schizzare il cervello, la moglie inutilmente ha tentato di raccoglierlo fra le mani. Niente da fare: più scivoloso d’un budino.
Avanti con il sangue: chi ancora in piedi dopo la guerra, quello sarà lo scrittore che verrà ricordato nei secoli a venire. Avrà un posto d’onore fra “Morte a Venezia” di Thomas Mann e “Petrolio” di Pier Paolo Pasolini. E’ un premio ambito da tanti, quindi son certo che vi darete da fare per dissanguarvi al meglio delle vostre possibilità.
Lo spettacolo, lo spettacolo, per Dio, il sangue a fiumi. Non è così difficile. C’è solo bisogno di dimenticare le parole. Usate i libri, scagliateveli addosso. E se la volete fare ancora più sporca questa guerra, usate le penne ma non per scrivere: usatele come fossero delle aste lanceolate.
Avanti! In guerra non ci sono innocenti, né giusti e né colpevoli.
In guerra c’è solo chi alla fine rimane in piedi e vivo.

url

– commentatore

Il pezzo di D’Orrico è un pessimo pezzo, non fa certo un buon servizio a Leonardo (mi spiace essere stato profeta di sventura, ma avevo previsto che qualche critico mediocre ne avrebbe approfittato per stroncare senza leggere). Ne hanno approfittato anche alcuni critici infami, per esporre (o suggerire, magari di sponda) l’equazione Colombati=Berlusconi, Colombati=Saviano, dunque Saviano… È un ambiente di merda, ma è tale perché molti la merda se la portano da casa.
L’unica risposta possibile è quella di ricordare (con buona pace di D’Orrico) che Colombati è autore di un libro coraggioso come Perceber, e questa è l’unica credenziale che conta. Finché parliamo di uno scrittore. La seconda credenziale è Rio, ma per parlarne bisogna leggerlo: che dire invec,e non di un critico (?) che ne parla senza averlo letto, ma di un giornale che pubblica una rcensione nella quale si dice candidamente che di Rio se ne sono lette solo 50 pagine (Parente sul Riformista)?
(poi resta che Colombati è uno dei rari scrittori che si è pubblicamente esposto durante il referendum sulla procreazione assistita, mentre molti altri giravano la testa e facevano finta di nulla, e questo qualcosa vorrà dire, se proprio dobbiamo dargli un’etichetta politica)

– commentatore “Vostradamus”

Niente di personale, signor Colombati, ma le sue noticine dolenti mi suggeriscono delle riflessioni che riguardano, esclusivamente, il “mio” rapporto con l’attuale produzione letteraria italiota.
– Non l’ho letto e non mi piace.
– Non leggo, e non mi piace, il novanta per cento della “giovane” (sic!) narrativa italiana.
– Non leggo, e non mi piacciono, autori che, avendo pubblicato un (a volte miserrimo) libro, parlano e pontificano come se avessero appena inventato la letteratura.
– Non leggo, e non mi piacciono, scrittori e poeti che aprono un sito per dirci “tutto”, ma proprio tutto, della loro fatica quotidiana con la pagina; che ci tengono aggiornati, quasi minuto per minuto, sulle difficoltà e i travagli del “parto”; che ci danno conto, con minuzia di particolari, delle mail che ricevono, delle recensioni (soprattutto quelle “entusiastiche”) che i loro “capolavori” raccolgono.
– Non leggo, e non mi piacciono, coloro che non fanno niente per sottrarsi al mercimonio mediatico che rende cacca da supermercato anche le migliori intenzioni e le migliori scritture.
– Non leggo, e non mi piacciono, gli scrittori che, volenti o nolenti, scendono a qualsiasi compromesso pur di vedersi pubblicati. E poi rincorrono il critico amico, affinché immortali il prodotto per una posterità che farà volentieri a meno di loro.
– Non li leggo, e non mi piacciono, perché dei loro libri, tra un anno o due, non resterà niente. Salvo le solite due o tre eccezioni che non fanno che confermare la regola.
Qualcuno mi dirà: “E chi se ne frega delle tue considerazioni!”.
Appunto. Chi se ne frega.
Buona domenica.
Vostradamus

– M. Parente

Non intervengo mai nei blog perché, per quanto riguarda le polemiche mondane, scrivo solo a due condizioni 1) di essere pagato abbastanza 2) che mi si dia carta bianca. Con qualche rara eccezione nella prima regola. Tuttavia, Colombati, vorrei precisarti che per Nuovi Argomenti credo di aver scritto uno o due pezzi, che mi sono stati chiesti da Mario Desiati, e che concesso a titolo gratuito e volentieri e proprio mentre, al contempo, siccome la storia si ripete come certi romanzi, continuavo a polemizzare contro D’Orrico, contro Enzo Siciliano, contro molti altri, occupandomi anche di Piperno esattamente come oggi di te e per le stesse ragioni (solo che Piperno, a stroncatura uscita, venne anche a darmi la mano per dirmi che “mi stimava molto”, pensa te) ma probabilmente all’epoca, non essendosi D’Orrico occupato del tuo libro, la cosa ti passò del tutto inosservata. Per passatempo, piuttosto, potresti rivederti la registrazione di una puntata di una trasmissione di Vittorio Sgarbi (altro amico che però sto attaccando tutti i giorni sulla questione unioni civili) dove ti invitai a parlare di Pasolini, e risentire le tue idee sulla letteratura, e confrontarle con quanto ne viene fuori da Corriere Magazine. Stiamo parlando dell’anno scorso, non di vent’anni fa.
Cordialmente,
Massimiliano Parente

– L. Colombati

Caro Massimiliano,
scusa se non ti chiamo Parente così come tu mi chiami Colombati e non Leonardo. Ma ogni volta che ci siamo visti ci siamo sempre chiamati Leonardo e Massimiliano.
Vengo al dunque. Io credo che tu sia un ottimo scrittore – “La macinatrice” è un libro splendido – e una persona particolarmente intelligente. Potresti essere uno straordinario critico letterario se la smettessi di cadere nel vizio di voler fare lo Sgarbino, il maudit, l’eretico fuori tempo massimo. Sprecare due intere paginate di giornale per fare il Dagospia di via Sicilia è un insulto alle tue capacità.
Scrivi che “Piperno, a stroncatura uscita, venne anche a darmi la mano per dirmi che ‘mi stimava molto’”. Forse Piperno è più signore di me, ma ciò che conta è che tu non hai fatto alcuna stroncatura del mio libro. Hai solo recensito un articolo di giornale, mi hai dato dello “stronzo” e ti sei gettato nel gossip dei salotti romani (posso assicurarti che nei suddetti salotti si parla di me esattamente allo stesso modo in cui ne parli tu).
Quanto alle mie idee sulla letteratura, non credo sia giusto limitarne l’esegesi a due battute fatte sul Magazine. E a proposito della trasmissione che tu citi (alla quale tu mi invitasti), ricordo di aver detto che non c’è nulla di male nell’essere un’artista engagée, ma che da lettore sono propenso a controllare innanzi tutto se l’artista sia tale; che poi s’impegni, buon per lui.
Cordialmente.
Leonardo Colombati

– M. Parente

Caro Leonardo, Colombati mi è scappato, se vuoi ti chiamo pure Leo, o con qualsiasi altro nome intimo preferisci, basta che non si debba andare a letto insieme. Non capisco cosa c’entri l’impegno rispetto alle minchiate scritte da D’Orrico, e all’idea banalizzata di letteratura che passa dalle pagine culturali del Corriere Magazine. Non capisco inoltre neppure cosa c’entri il mio parere, l’indignazione, la ribellione, la critica violenta rispetto a ciò che ci è intollerabile, con gli “sgarbini”, ammenoché i tuoi parametri non siano quelli che passa il convento televisivo, ammenoché sgarbini, nella tua piccola accezione postmoderna retroattiva, non lo fossero anche Céline o Sartre o Pasolini o Gombrowicz o Swift quando si ribellavano a situazioni per loro intollerabili. Ciò che ho scritto di D’Orrico è ciò che ho già scritto almeno in una cinquantina di interventi e, ripeto, il fatto di aver dato un mio racconto a Nuovi Argomenti non significa aver preso una tessera di partito. Lo hanno fatto, come me, centinaia di scrittori, senza avere Siciliano come lettore implicito, con annessi e connessi. Capisco che sia più facile cambiare idea quando uno stronzo ci dà una pacca sulla spalla e ne siamo beneficiati, ma con me non succederà mai, qui lo scrivo e stampatelo nel cervello per cortesia. Se D’orrico, questo omino pubblicitario che da quello che scrive deve aver letto massimo dieci libri e tutti sbagliati, dovesse mai fare su di me un pezzo analogo a quello fatto su di te, Piperno o Faletti (il più grande scrittore italiano), stai tranquillo che chiederò diritto di replica e lo manderò affanculo come se avesse parlato bene di qualsiasi altro. Tra l’altro non solo non sono mai stato a pranzo o cena con te e Piperno e D’Orrico e Siciliano, ma se invitato, neppure ci sarei venuto, come ho declinato proposte di presentazioni incrociate da parte di molti giri di strette di mano più o meno sudaticce, e l’editore della Macinatrice ne sa qualcosa. Se per voi la letteratura è un gioco di società fate pure, io dico la mia, dove me la lasciano dire, e finché me la lasciano dire. Se vuoi invitami a intervenire su Nuovi Argomenti contro il postsiciliamismo come sono intervenni perfino sul Domenicale contro Berlusconi o in questi giorni sul Riformista contro “il mio amico” Sgarbi. Saluti,
Massimiliano Parente

(segue)

Annunci

One thought on “Leonardo Colombati vs/ Massimiliano Parente. 6: la gogna dei commenti

  1. Pingback: Leonardo Colombati contro tutti. 5: D’Orrico, Berlusconi, Omero, ricchi e palazzinari | TEVIS & PARTNERS

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...