File 372/4: declassamento di Michele Serra

9177590590_ddafe7d447_b-640x420Paradossalmente, l’epiteto di “sdraiati” che Michele Serra affibbia agli esponenti delle nuove generazioni finisce per attagliarsi proprio alla categoria a cui egli stesso appartiene. Le sue lamentazioni tradiscono il disagio di chi, non comprendendo e non sapendo come affrontare la barbarie che avanza, resta ai margini senza offrire una scintilla di efficace senso propositivo, limitandosi a un sobbollire critico e ripiegante. Restandone, così, travolto e “sdraiato”, come sotto un rullo compressore.

Ecco allora l’atteggiamento “regressivo” di chi cerca di rimettere al centro le proprie passioni – la scalata del monte, che qui si tenta d’imporre come modello – per ripiegarvisi come in un grembo materno, alla ricerca della realizzazione perduta.

Un atteggiamento deludente, questo di Serra, che si ripercuote sulla qualità narrativa dell’opera, “ammalandone” non solo il tessuto, ma anche la struttura.

michele-serra

Come spiega il linguista Edoardo Lombardi Vallauri, «è molto più facile vedere ciò che manca agli altri e che noi abbiamo, piuttosto che individuare ciò che manca a noi e gli altri hanno. Ad esempio, se io conosco il greco classico e mio figlio no, io sono bravissimo ad accorgermi dell’importanza di ciò che lui ignora perché io so che il greco esiste e so a cosa serve; allora in lui cerco il greco classico: non ce lo trovo, e allora dirò che lui è un ignorante perché non lo conosce. Invece se è mio figlio a sapere una cosa che io non so, a meno che lui venga a sbandierarmela, io non lo saprò».

Vedere ciò che manca agli altri sembra proprio la specialità di Michele Serra, che dalla sua “Amaca” quotidiana su La Repubblica – dove, per definizione, si sta “sdraiati” – dispensa pillole della tipica sapienza codificata dalla tradizione di sinistra. E in questa sua ultima prova narrativa sembra voler acuminare l’analisi caustica, per affermare testardamente una mentalità e delle chiavi di lettura obsolete e ormai inefficaci.

«Dunque, una generazione vede facilmente nelle altre generazioni  la mancanza di ciò che sa, mentre non vede nelle stesse generazioni la presenza di ciò che ignora. Per questo motivo, l’abitudine a dire “la nuova generazione è più ignorante della mia”, in realtà non è tipica di chi sa di più, ma proprio dell’ignorante; cioè di colui che riesce a ri-conoscere solo le poche cose che conosce già, mentre non sa accorgersi della presenza di saperi che non possiede.»
(E. Lombardi Vallauri, Semplificare. Microfilosofie del quotidiano, Academia Universa Press).

1452089_10152244119202018_1381642628_n

Un vecchio comizio del Partito Comunista, inquadrato come dalla prua di una nave

In definitiva, nella fattispecie de Gli sdraiati vediamo un libro di denuncia e di dialogo simbolico sull’incomunicabilità tra padri – nostalgici e intellettualmente impegnati – e figli di oggi, di cui si depreca la povertà culturale e l’omologazione ai cliché correnti. Ma, di fatto, anche l’operazione dell’autore si affida all’aiuto di quei cliché che egli stesso ha contribuito ad affinare nel corso degli ultimi decenni, per confezionare un ostinato esercizio di manierismo ed estetismo, nell’illusione di dar forza ad argomentazioni che, nella sostanza, risultano povere e scontate.

Poche pagine, dunque, in sintonia con la tipica misura espressiva dell’intellettuale glamour impegnato (si veda il canonico Erri De Luca), per raccontare i travagli di un padre innamorato del passato e quasi incapace di capire il presente.

A

La prevedibilità degli argomenti, la sorvegliata omologazione dello stile a modelli alti, il tono moralistico ultra-collaudato e ormai inflazionato, ci portano dunque a declassare la produzione di Michele Serra, che con questa prova narrativa scende dal livello A+ al rating A, per la funzionalità dell’opera a canoni convenzionali e privi d’innovazione, tipica di una cultura statica, se non in declino.

Al downgrading si associa un outlook fortemente negativo, perché la tendenza ideologico-argomentativa dell’autore mantiene una sorta di “unidirezionalità cognitiva”, che non favorisce la presa di coscienza di quel necessario passaggio da certi saperi ad altri, che caratterizza tipicamente il succedersi delle epoche e delle generazioni.

(4 – fine)

qui la prima parte

qui la seconda parte

qui la terza parte

Annunci

One thought on “File 372/4: declassamento di Michele Serra

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...