File 372/3: Michele Serra e la sconfitta

maxresdefaultTu sei il consumatore perfetto. Il sogno di ogni gerarca o funzionario della presente dittatura, che per tenere in piedi le sue mura deliranti ha bisogno che ognuno bruci più di quanto lo scalda, mangi più di quanto lo nutre, illumini più di quanto può vedere, fumi più di quanto può fumare, compri più di quanto lo soddisfa.

In questo passo de Gli sdraiati risulta evidente l’identificazione del nemico con l’Occidente capitalista, che sarebbe alla base del disfacimento socio-economico a cui siamo arrivati. Cosa che, a nostro avviso, può essere vera solo in parte: non bisogna trascurare, infatti, il peso che ha avuto l’atteggiamento di ripiego tenuto negli ultimi decenni dall’intellighenzia di stirpe sinistro-comunista. Se si aveva di fronte un nemico tanto pericoloso come il Capitalismo, si rendeva necessario applicare gli strumenti e la mentalità più adatti a combatterlo; invece, l’intellighenzia di sinistra si è lasciata guidare dai calchi culturali consolidati in cui si sentiva protetta, senza decidersi a metterne in discussione l’impianto. Così, si sono lasciati erodere i propri valori e la propria identità in un processo lento ma micidiale.

Sembra quindi inutile, oggi, che Michele Serra liberi le proprie geremiadi nello stile dell’antico profeta biblico. E risulta ridicolo lanciarsi nella visione fantasiosamente epica di un futuro di guerra generazionale:

Questa spettacolare pagina bellica, qui appena accennata, è solo uno dei tanti, appassionanti episodi della Grande Guerra Finale, quella tra Vecchi e Giovani, che dà il titolo a un romanzo grandioso e definitivo al quale sto lavorando da parecchio tempo: “La Grande Guerra Finale”. Almeno un paio di volumi. Di ampiezza tolstojana, come minimo.

Qui invece, diversamente dalle grandiose intenzioni dell’autore, dobbiamo constatare che il volume in esame è inferiore alle cento pagine, che si raggiungono solo con l’ausilio degli spazi bianchi. Una misura di brevissimo respiro, effettivamente adatta allo spessore del moderato moralista che l’ha prodotta.

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Un libro che delude anche per la scarsa incisività dei contenuti: ciò che emerge, in sostanza, è lo smarrimento di un’identità che vede evaporare i valori e le convinzioni su cui ha basato gran parte della propria esistenza, e che – sentendosi inerme – cerca appigli nella rassicurante familiarità delle pratiche virtuose.

Come quando il protagonista cerca di convincere il figlio riluttante a scalare un monte:

Tu non hai idea di come ti farebbe bene, sono sei ore di cammino: non troppe, non troppo poche. Si sale, si sale, si sale lungo il sentiero… Poi ancora si sale, si sale sopra i duemila, nella pietraia interminabile…

In un passo come questo, già s’intuisce il senso di sconfitta che pervade l’intera “poetica” messa in campo dall’autore. L’effetto che se ne ricava sfiora il patetismo, che diventa via via più definito nel successivo sviluppo del tema:

«Quando ti vedo così pallido, penso ti farebbe molto bene venire con me al Colle della Nasca.»
«Se non vieni con me al Colle della Nasca non fai un dispetto a me, lo fai a te stesso.»
«Se vieni con me al Colle della Nasca ti pago.»
«Di’ la verità, tu muori dalla voglia di venire con me al Colle della Nasca. Ma pur di non darmi soddisfazione ti ostini a fingere di non averne voglia.»

Questa successione di frammenti, che sembra evocare un progressivo effetto comico, in realtà è un ricalco di schemi già usati in molti film commedia e sit-com televisive, e la sua mancanza di originalità appesantisce l’alone di patetismo da cui si era partiti, declinandolo verso il ridicolo.

Qui l’autore sembra voler simulare un atteggiamento da perdente, con lo scopo di valorizzare la propria superiore diversità, ma finisce per dare un’ulteriore dimostrazione della propria incapacità di affrontare uno scenario nuovo e a sé estraneo. Un atteggiamento che sembra configurare l’ormai proverbiale “immobilismo” della Sinistra italiana, al quale ancora non si trova rimedio.

(3 – segue)

qui la prima parte

qui la seconda parte

 

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2 thoughts on “File 372/3: Michele Serra e la sconfitta

  1. Pingback: File 372/4: declassamento di Michele Serra | TEVIS & PARTNERS

  2. Hai ragione, c’ è sempre come sottofondo un certo compiacimento nel sentirsi sconfitti dalla storia. E’ un riflesso condizionato: per che vede il mondo con la categoria dominante oppressi/oppressori (è tipico dell’ uomo di sinistra), non resta che “sentirsi sconfitti” per solidarizzare in qualche modo con i primi.

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