File 372/1: fenomenologia di Michele Serra

Michele_Serra

Michele Serra, considerato la coscienza critica della Sinistra italiana, viene definito giornalista, scrittore, umorista, autore televisivo. Un impegno trentennale a tutto campo nella cultura, popolare e non, del Paese.

La satira è stata una delle sue specialità: si veda la rivista Cuore sul finire del secolo scorso. Tuttavia, negli ultimi anni la sua attività satirica sembra essersi ripiegata nella forma dell’esercizio moralistico e coscienziale tipicamente di sinistra, svolto quotidianamente nella rubrica “L’amaca” su La Repubblica.

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La produzione libraria di Michele Serra riguarda soprattutto raccolte di articoli ed elzeviri comparsi precedentemente sulla stampa. L’ultima di queste, Breviario comico (Feltrinelli 2008), sembra voler riprodurre in forma aggiornata i fasti di Sette anni di desiderio di Umberto Eco, pubblicato nel 1983 da Bompiani: là il grande semiologo analizzava il quotidiano a modo suo, attraverso gli articoli apparsi su La Repubblica e L’Espresso a cavallo degli anni Settanta e Ottanta, con quella miscela di attenzione erudita e arguzia moralistico-satirica che ha caratterizzato buona parte dell’identità culturale italiana di fine Novecento.

All’incirca lo stesso periodo in cui Michele Serra iniziava a dare il meglio di sé, e in cui la Sinistra navigava ancora su una rotta precisa – e non alla deriva come nel nuovo millennio – con un ruolo di preminenza nel panorama politico italiano.

2595261Purtroppo, la verve erudito-propositiva di marca echiana, tipica di una fase culturale di sviluppo, nel Breviario comico di Serra tende a sgonfiarsi in una critica severa e dolente focalizzata sui mali del Paese, visto come preda del fenomeno chiamato berlusconismo, che tanto male ha fatto anche alla Sinistra politica e culturale.
Un breviario umano, sociale e politico che sembra sintetizzare tutto il risentimento che l’autore ha legittimamente introiettato lungo un ventennio, nel quale il suo mondo è stato praticamente sgretolato.

Sono ormai lontani gli anni Ottanta e Novanta del Novecento, dove gli intellettuali come Michele Serra avevano un ruolo eminente nella rappresentazione sferzante della vita e del malcostume politici. Prima Tango e poi Cuore, e L’Unità di Walter Veltroni, e la satira intelligente e ineffabile, quella che non si  poteva denigrare o delegittimare, perché essa sola sembrava capace di dare una lettura lucidamente critica della crisi italiana. Crisi che non è ancora finita e che – invece di attenuarsi o riassorbirsi – ha proseguito la sua corsa inesorabile fino a travolgere quasi tutto, anche gli autorevoli esegeti e i reggitori del pensiero “retto” come Michele Serra, insieme agli uomini politici della Sinistra nobile.

Un mondo che quasi non esiste più, quello di Michele Serra: ciò spiega il lamento acrimonioso di molta sua prosa:

Quando la voce della radiosveglia è quella del ministro Calderoli, uno che neanche Nostradamus poté immaginare nelle sue più lugubri quartine. O quando la prima immagine del telegiornale è quella degli avvocati del premier che a dozzine, come le uova, presidiano la fortezza dei Porci comodi. O quando la prima impressione del mondo è che i mostri ne abbiano preso possesso, sotto forma di ganze con la bocca rifatta che invadono il video, o de brutti di fondovalle che incredibilmente fanno il ministro. È allora che, da subito, si vorrebbe disconnettere la propria esistenza da quella degli altri. Girarsi dall’altra parte e rimettersi a dormire, come se quelle voci fossero state solo un brutto e mediocre sogno. E chiedersi come mai non si è ancora provveduto a farsi svegliare, al mattino, solo dallo schiamazzo degli uccellini, al riparo dalla cronaca e (magari!) dalla Storia. Poi, si sa, non è così che si decide di fare. Basta pochissimo – un pensiero decente, una faccia dignitosa, una parola allegra – a rassicurarci, o comunque a rabbonirci. Nel mare di pessime cose che ci ondeggia intorno, e minaccia di sopraffarci, anche un turacciolo apparso all’improvviso ci sembra l’isola sulla quale mettersi in salvo.

(Tutti i santi giorni, Feltrinelli 2006)

(1 – segue)

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3 thoughts on “File 372/1: fenomenologia di Michele Serra

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