File 82/1: rating del Premio Bancarella

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Il Premio Bancarella, a differenza del più prestigioso Premio Strega, ebbe origine nel 1952 dal raduno pontremolese di una sessantina di librai emigrati, che volevano tornare a condividere le loro origini, la loro passione e la loro esperienza di “spacciatori di cultura”.

Gestito esclusivamente dai librai, alla sua prima edizione – nel 1953 – il Bancarella premiò Ernest Hemingway con Il vecchio e il mare, puntando subito alla qualità e anticipando di fatto l’assegnazione allo scrittore americano del premio Nobel per la letteratura.

Hemingway Il vecchio e il mareNell’edizione seguente, a esser premiato fu Don Camillo e il suo gregge di Giovanni Guareschi.
Dunque, fin dall’inizio si può intuire la caratteristica 9788817868860profonda della manifestazione: quella di mettere al centro la “merce libro”, oggetto di una professione che è anche cultura e passione, che ha un valore fondamentale per la vita di un Paese nelle sue identità locali. Perché la “merce libro” – anima del Premio Bancarella – non può essere disgiunta dal suo valore letterario, considerato perfettamente compatibile con l’avere un mercato: ciò in virtù della fiducia reciproca che si instaura fra i lettori e i librai, due categorie complementari che condividono passioni e interessi comuni.

A partire dalle origini, il Bancarella ha premiato autori e libri fra i più diversi, ma legati a interessi culturali che attraversano i generi. Dai premi Nobel Boris Pasternak (nel 1958) e Isaac Bashevis Singer (nel 1968) a Bonaventura Tecchi; dalle memorie di guerra di Paolo Caccia Dominioni (un must Longanesi dell’epoca) alla fanta-archeologia di Peter Kolosimo del 1969; da Alberto Bevilacqua a Roberto Gervaso a Susanna Agnelli; da Enzo Biagi e Sergio Zavoli a Giulio Andreotti.

Accanto a Umberto Eco – che già si era aggiudicato un Premio Strega – vediamo vincere acclamati autori stranieri come John Grisham, Jostein Gaarder, Ken Follett, Michael Connelly. Nei tempi più recenti non sono mancati Bruno Vespa, Gianrico Carofiglio e Andrea Vitali, premiati nel 2004, 2005 e 2006: campioni rispettivamente del glam-journalism, della narrativa d’impronta radical-chic e del racconto provincial-ammiccante in stile Piero Chiara (grande autore italiano che venne nominato Cavaliere di Gran Croce della Repubblica).

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La nostra Agenzia ha iniziato a sottoporre a rating il Premio Bancarella nel 2008. Quell’anno vinse L’armata perduta di Valerio Massimo Manfredi, docente universitario che da un ventennio si diletta di scrivere romanzi storici o pseudo-tali, ambientati perlopiù nell’Antichità, che sono diventati best-seller molto considerati in ambito librario-bancarellista. La qualità narrativa di queste opere sta generalmente fra il medio-popolare e il medio-basso: livello a cui non sfugge nemmeno il romanzo premiato, che prende spunto dalla lunga marcia dei “diecimila” mercenari greci narrata nell’Anabasi di Senofonte. La sintassi è piatta e scolasticamente scandita, lo stile didascalico, i dialoghi da telefilm; non mancano anche le solite ingenuità espressive ed espositive, con una dinamica del racconto spesso prevedibile.

La sottoclasse di rating attribuita all’edizione Bancarella 2008, dunque, è BB+: il + è stato aggiunto in considerazione del gradimento dei lettori per questo genere e questo autore, che ne mantengono alta la visibilità.

Carrisi_il-suggeritore_partpNell’edizione del 2009, ad aggiudicarsi il premio è stato Il suggeritore di Donato Carrisi: dal romanzo storico omologato si è dunque passati al thriller post-noirista e televisivamente connotato. Stile narrativo secco e preciso, personaggi canonicamente tormentati e dal passato problematico, con protagonisti un criminologo sapiente e un complementare serial killer che uccide e smembra bambine. Al di là dello stile narrativo omologato al canone di genere, si riconosce qui una certa forza nella truculenza della trama e nella nettezza dei personaggi; a ciò si contrappongono però la debolezza e la pretestuosità delle sotto-storie che costellano il romanzo e che vengono lasciate inutilmente svanire nel tessuto del plot.

Nel complesso, Il suggeritore risulta un prodotto di qualità adeguata al suo genere, che ha consentito un riclassamento (upgrading) di due livelli nel rating del Premio, fissato a BBB.

libro_325Nell’edizione 2010, col riconoscimento a Olive Kitteridge dell’americana Elisabeth Strout (libro già insignito del Premio Pulitzer 2009), il Bancarella decide un salto di qualità. Il romanzo, fatto di racconti tenuti insieme dalla figura della protagonista, narra una provincia statunitense che svela la vita vera, in cui molti possono riconoscersi, dove l’amore può accompagnarsi all’insoddisfazione, al rancore e ai tormenti interiori.

Con questa vittoria di carattere qualitativo, il rating del premio è riuscito a salire di ben quattro livelli, raggiungendo la categoria A+. L’opera letteraria, in sé considerata, meriterebbe di rientrare nella superiore doppia A, espressione di una letteratura medio-alta; ma la struttura e la vocazione del Premio Bancarella – così variamente connotata – non hanno consentito di portare oltre il salto di qualità, che pure resta notevole.

Ma le notazioni positive finiscono qui.
Sciaguratamente, nella successiva edizione del 2011 il Bancarella ha subìto un brutale tracollo del proprio rating, a causa della premiazione del libro La fine del mondo storto dell’artista-boscaiolo italiano Mauro Corona, pubblicato dall’editore Mondadori.

Qui, i quattro gradini guadagnati l’anno precedente sono stati più che vanificati da un declassamento di ben sette livelli, che ha fatto sprofondare il rating al livello BB, inferiore a quello raggiunto dal romanzo storico che venne premiato nel 2008.

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Gianrico Carofiglio e Mauro Corona

In questa sorta di libro-ammonimento, la forma romanzo è solo un pretesto: la desolante banalità della trama serve all’autore per lanciarsi in una sequela di crude similitudini e scenari apocalittici venturi, per giungere all’ovvia condanna della società dei consumi e della fatua corsa all’accumulo, che con tutte le loro storture porteranno alla distruzione dell’umanità. In pratica, accade che agli uomini vengano improvvisamente a mancare il petrolio e qualsiasi combustibile per produrre energia (tema ben sfruttato in molte forme artistico-espressive): di conseguenza, nelle città si vive l’inferno mentre nelle campagne e sulle montagne si sta meglio e si cerca la strada per salvarsi. Dunque, impareranno gli uomini la terribile lezione e si decideranno a rispettare il pianeta?

Pur impegnandosi nelle sue perorazioni, l’autore non riesce ad argomentare a dovere le sue sacrosante idee, lasciandosi prendere dal pressapochismo e da un fondamentalismo ecologista che vanifica ogni possibilità di dar valore alla sua prova letteraria, complice anche il rozzo stile narrativo adotatto. Inoltre, i grandi caratteri tipografici utilizzati lasciano sospettare un povero espediente per riuscire a far raggiungere le 160 pagine all’esile volume, che altrimenti sarebbe stato troppo smilzo.

Il rating attribuito al Premio Bancarella 2011, dunque, è BB: per un valore letterario medio-basso, inficiato dalla scarsa sostanza argomentativa e dalle convenzioni stilistiche scontate. Questa grave caduta, in prospettiva, sembra preannunciare il risultato disastroso che si sarebbe verificato l’anno seguente.

(1 – segue)

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2 thoughts on “File 82/1: rating del Premio Bancarella

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