File 111/2: declassamento di Margaret Mazzantini

MazzantiniOra, l’ultimo romanzo di Margaret Mazzantini, Splendore (Mondadori 2013), ha purtroppo comportato un nuovo declassamento, facendo scendere l’autrice di un altro gradino.

Esso viene definito, in una vetrina promozionale, «un libro che fa male, come un taglio in bocca, un’afta che non si riesce a fare a meno di stuzzicare con i denti.» «Un romanzo che è un grande, trionfale, omaggio all’amore omosessuale. Una superba prova di scrittura da parte di un’autrice che ha saputo cogliere le sfumature di un sentimento ibrido, violentemente maschile eppure intensamente femmineo.» «La scrittura forbita di Margaret Mazzantini, ricca di iperboli e grandi volute, si asciuga e si affina in questo suo ultimo romanzo, diventa liscia, cristallina eppure rovente come piombo fuso.»

Dunque, da queste poche note si arguisce che si tratta di un libro di grandi ambizioni. A cominciare dalla trama: uno dei due protagonisti, figlio del portiere dello stabile in cui l’altro protagonista abita al quarto piano, vive nel tanfo di cavolo e di fumo, ovviamente al piano terra. Già da qui si vede un’apertura immediata, quasi programmatica, al luogo comune della condizione sociale modesta rapportata a quella medio-alto-borghese. In linea – sia detto per inciso – con l’atteggiamento di un altro autore italiano, poco noto, che in un romanzo di qualche anno fa deprecava le case costruite nel Boom economico, coi «tinelli che puzzano di ragù».

A questo luogo comune d’avvio, si aggiungono quelli successivi, imperniati sulla condizione dell’omosessualità sofferta e celata. Una complessa storia d’amore che si dipana «lungo quarant’anni e mezza Europa», con i protagonisti che sono innamorati riluttanti da ragazzi e diventano amanti clandestini per tutta la vita, fra mille traversie, allontanamenti e riavvicinamenti.

brokeback-mountain

Anche qui la scrittura è colta e forbita, fatta di ricerca estetica, ma risulta – quasi inevitabilmente – fredda e “slegata” dalla consistenza della storia. Anche qui, per dare robustezza all’operazione, si esercita una crudezza espressiva che a tratti sconfina nella volgarità: non in considerazione di una “convenienza” stilistica, ovviamente (all’arte non si comanda), ma per l’insufficienza della resa estetico-espressiva messa in rapporto con l’autenticità e l’urgenza di ciò che si narra. Quando l’autenticità e l’urgenza sono carenti, la resa espressiva non può essere all’altezza, soprattutto se condizionata da intenzioni artistico-estetiche che preesistono e non s’incardinano nelle istanze di base. Qui, l’unica “urgenza” che si lascia intravedere è quella di confezionare un nuovo prodotto narrativo da inserire nel segmento “letteratura”, per non lasciar trascorrere troppo tempo fra una pubblicazione e l’altra e non rischiare di veder appannati l’appeal e la trazione mediatica di cui è capace l’autrice.

In altre parole, il racconto appare calato dall’alto, anziché scaturire da queste istanze, cioè da un autentico ribollire artistico che viene dal basso. Così, il libro parte con buone intenzioni, ma si arena in questi condizionamenti artificiali, richiamando il già visto, al punto che che a molti sono tornati in mente, nel dipanarsi della storia, i due cowboy omosessuali del famoso film I segreti di Brokeback Mountain.

Margaret_Mazzantini_1

In Splendore l’abilità espressiva dell’autrice – che pure esiste – si scontra con una trama poco consistente e poco coinvolgente, che indica un’ingombrante presenza dell’autrice lungo tutta la narrazione, che ne viene messa al servizio e fallisce così la sua missione. Anche qui ricorrono le soluzioni forzate, gli eccessi espressivi che vogliono incidere nella sensibilità del lettore. A questo proposito, viene il sospetto che il tema dell’omosessualità sia stato scelto più per il suo appeal mediatico che per l’urgenza di cui si parlava: da qui lo scollamento fra la continua ricerca dell’effetto stilistico e la strutturazione dell’impianto narrativo, che resta difettosa e artisticamente carente.

AA-

Da queste considerazioni discende l’inevitabilità di un’ulteriore declassamento della produzione di Margaret Mazzantini, che con questa prova narrativa scende al livello AA-, per l’inquadramento dell’opera in un’espressione artistica mediamente originale, il cui tasso di autenticità non si è ancora dissolto, ma è seriamente minato da carenze e scollamenti che non ne garantiscono la sopravvivenza.

Al downgrading si associa un outlook moderatamente negativo, perché la tendenza strategico-espressiva dell’autrice non dà l’impressione di poter tornare ai livelli artistici da cui era partita, che negli ultimi anni si sono sensibilmente indeboliti.

(2 – fine)

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