Nota dell’Ufficio studi: Botte a 5 Stelle e regali alle banche (2).

01_8_are_f1_159_1_resize_526_394

A fronte di tutte queste funzioni di interesse pubblico di Banca D’Italia, la sua proprietà è sempre stata privata. L’elenco dei proprietari della nostra Banca centrale e delle quote detenute è rimasto segreto fino al 2004: solo ora si conosce. Gli azionisti sono sessanta, in gran parte banche, poi qualche compagnia di assicurazione e qualche ente pubblico, come INPS e INAIL. Sono cinque gli azionisti (Banca Intesa, Unicredit, Assicurazioni Generali, Cassa di Risparmio in Bologna e INPS) che posseggono più del 3% di capitale ciascuno: Intesa ha il 30,3% e Unicredit ha il 22,1%. Il capitale sociale, prima di questo decreto, ammontava a 156.000 euro, suddiviso in trecentomila quote del valore di 0,52 euro ciascuna.

Effettivamente, ci sfugge il motivo per cui un organo di diritto pubblico, che ricopre importanti funzioni pubbliche, sia di proprietà privata: sarebbe più logico pensarlo di proprietà statale. Ricordiamo che la funzione di emissione, controllo e vigilanza sulla moneta nazionale rientra fra le principali prerogative di uno Stato; stupirebbe vedere, ad esempio, che l’amministrazione della giustizia venga affidata a una società privata. Nel mondo esistono altri casi del genere, come la Federal Reserve americana: il conflitto di interessi tra Federal Reserve e banche americane, che ha portato la banca centrale a sorvolare su moltre pratiche censurabili e pericolose, è stato uno dei maggiori responsabili della crisi finanziaria partita negli Usa del 2008. In Stati europei come Francia e Germania le Banche centrali sono pubbliche.

Chi sostiene lo status privatistico di Banca D’Italia afferma che il problema del conflitto d’interesse tra controllori e controllati sarebbe minimo, perché il Governatore è nominato dal Governo politico e le funzioni e i poteri della Banca centrale sono regolati dalla Legge. Il capitale, inoltre, era di entità irrisoria e consentiva agli azionisti di lucrare pochi utili sull’attività di “signoraggio” e per tutti gli altri compiti svolti, che restavano nelle riserve ufficiali o venivano attribuiti allo Stato.

Il Decreto del ministro Saccomanni (che è, ricordiamolo, ex Direttore Generale di Banca d’Italia), attuando una maxi-rivalutazione del capitale, eleva in un colpo il valore di ogni quota da 0,52 a 25.000 euro, moltiplicandola di oltre quarantottomila volte. Il capitale sociale, dunque, passa a 7 miliardi e mezzo di euro. Così, le banche partecipanti possono elevare la propria partecipazione societaria in bilancio fino a 25.000 euro per quota. Dunque, si stima che gli attivi bancari degli azionisti migliorino di circa 4 miliardi di euro
complessivi.

Per sostenere questo colpo di mano a favore delle banche, si è parlato dell’incasso fiscale di quasi un miliardo di euro che entrerà nelle casse dello Stato come imposta su questa rivalutazione: grazie a ciò, è possibile sospendere il pagamento anche della seconda rata della famigerata IMU per l’anno 2013.
Ma c’è un particolare. Il decreto prevede che il dividendo che la Banca D’Italia distribuirà ogni anno ai suoi azionisti sia del 6% del capitale: mentre fino a ieri il 6% era cifra irrisoria, oggi il 6% di 7,5 miliardi di euro sono una montagna di soldi. L’esborso per dividendi, anziché i circa 70 milioni di euro distribuiti nel 2012, diventerà pari a 450 milioni di euro ogni anno. Dunque, in soli due anni di dividendi, il sistema bancario rientrerà dell’imposta sulla rivalutazione pagata una tantum. Da quel momento in poi, diventano tutti soldi buoni che verranno versati alle banche e non più nelle riserve di Banca D’Italia, che dovrebbero
appartenere ai cittadini italiani.

Questo, agli occhi di molti, è l’aspetto scandaloso: tutto denaro pubblico di cui s’impossessano istituzioni private che già vivono sul lavoro dei cittadini, applicando gli interessi sui prestiti concessi. Lo svolgimento di una funzione prevalentemente pubblica, effettuata da una istituzione come Banca D’Italia, non dovrebbe originare utili che vanno a remunerare enti privati: le risorse prodotte dovrebbero restare allo Stato. Si tratta di una vera e propria privatizzazione di interessi pubblici, regalata a soggetti che sono pure in conflitto di interessi.

459-0-20131205_112009_5B1C37C3

Non solo. Poiché il decreto prevede che entro tre anni nessun azionista potrà possedere più del 3% del capitale, i cinque azionisti che stanno sopra il minimo dovranno vendere le loro quote in eccesso ad altre banche o assicurazioni o enti previdenziali o fondi pensione, con il vincolo (almeno quello) che siano italiani. Dunque, viene data la garanzia di poterle cedere – al nuovo valore nominale rivalutato – alla stessa Banca D’Italia, qualora non si trovassero acquirenti disposti a pagare quel prezzo. E così, Banca D’Italia potrà trovarsi nella condizione di accollarsi persino l’onere di un ricco buy back a beneficio dei cinque enti privilegiati, che monetizzeranno comunque agevolmente questo grande regalo.

In conclusione, per trovare qualche milione di euro per eliminare la rata IMU, il governo – con il potente contributo del Presidente della Camera Laura Boldrini – accetta di rinforzare il grande conflitto d’interessi esistente nella gestione di Banca D’Italia. Inoltre, regala quattro miliardi di euro di rivalutazione delle quote azionarie, facilmente monetizzabili da parte dei maggiori azionisti. Infine, potrà decidere ogni anno – nell’assemblea di approvazione del bilancio – di regalare ad azionisti privati fino a 450 milioni di euro di risorse pubbliche, sotto forma di dividendi, che in realtà dovrebbero appartenere ai cittadini.

Ma non si dimenchi che, ahimé, molti istituti bancari italiani sono in forte sofferenza e difficoltà, e che in assenza di qualche intervento di sostegno rischierebbero di fare “crack”, come spesso è avvenuto, ad esempio, dall’altra parte dell’Oceano.

(2 – fine)

Annunci

One thought on “Nota dell’Ufficio studi: Botte a 5 Stelle e regali alle banche (2).

  1. Pingback: Da Tevis & Partners: BOTTE A 5 STELLE E REGALI ALLE BANCHE (2) | John Tevis

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...