File 302/2: Downgrading di Erri De Luca

erri-de-luca21) Innanzitutto, l’evidente tramonto dell’egemonia culturale della sinistra – durata almeno un cinquantennio – impone che ci si sforzi di coltivare e mantenere in vita qualche immagine, qualche suggestione che richiami i temi e lo spirito dell’impegno politico militante di sinistra, della cultura dell’eguaglianza sociale, delle istanze dal basso, dell’ideologia popolare trasmessa alle piccole cose che – nelle intenzioni – dovrebbero permeare un immaginario collettivo. Si tratta di un esercizio di sopravvivenza necessario, che sta impegnando diversi settori dell’establishment culturale.

2) In secondo luogo, a voler imporre tale modello sembra essere la stessa casa editrice principale, quella che lanciò l’autore quasi un quarto di secolo fa. Poiché la struttura organizzativo-aziendale del Gruppo Feltrinelli ha ormai un’identità simile alle altre realtà capitalistiche, che sfruttano sia le opportunità del mercato sia la propria forza-lavoro, la parte editoriale del business ha bisogno di dar l’impressione di non aver rinnegato l’ideologia marxista che ne ha costituito la cifra caratteristica fin dalla nascita. Tutto ciò a dispetto del fatto che in Italia l’identità culturale della sinistra sia ormai ridotta a un nucleo di sopravvivenza minima, in gran parte sopraffatto dall’onda radical-chic di matrice baricchiana.

3) In terzo luogo, il modello Erri De Luca – fatto di libretti sottili che offrono un richiamo di appeal superiore a quello del loro reale contenuto – risulta economicamente redditizio, perché il prezzo di copertina di ogni volume, non potendo scendere sotto una certa soglia (sempre per motivi di appeal legato al prodotto), superano più abbondantemente i costi di stampa.

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Quest’ultimo aspetto fa gioco anche all’autore: dieci opere di 80 pagine ciascuna, tutte improntate a un medesimo sentire e a un progetto narrativo unitario, equivalgono a due opere di 400 pagine, ma offrono un ritorno d’immagine cinque volte superiore, anche dovuto al fatto che si viene recensiti e segnalati e pubblicizzati sul mercato – qui con insistenza e convinzione quasi ideologiche – dieci volte anziché due.

«Un uomo è quello che ha commesso. Se dimentica è un bicchiere messo alla rovescia, un vuoto chiuso.»
(Il peso della Farfalla, Feltrinelli 2009)

In prospettiva, la qualità letteraria delle opere ha avuto una sostanza, soprattutto nella fase che si è espressa alla fine del secolo scorso. Lo studio della lingua yiddish e dell’ebraico antico, fatto dall’autore per analizzare e tradurre i testi biblici, ne ha ulteriormente rafforzata l’immagine: i suoi testi, com’è noto, sono stati largamente apprezzati per l’elevato contenuto di significatività e di poesia applicate all’arte narrativa. Tuttavia, le evidenze degli ultimi anni indicano che questa forza è andata progressivamente calando.

«A riempire una stanza basta una caffettiera sul fuoco.»
(Tre cavalli, Feltrinelli 1999)

cop IltortodelsoldatoNe Il torto del soldato (Feltrinelli 2012), volumetto di 88 pagine, l’autore parla di un vecchio criminale di guerra che vive con la figlia, la quale non vuol conoscere i suoi capi d’accusa, stretta fra la repulsione e il dovere di accudire il padre. In La doppia vita dei numeri (stesso anno, stesso editore) le pagine calano a 69. Un fratello e una sorella giocano a tombola a Napoli la notte di Capodanno, ma apparecchiano per quattro, vivendo le altre presenze. Con Ti sembra il caso? Schermaglia fra un narratore e un biologo (Feltrinelli 2013) le pagine salgono a 101, ma sono scritte a quattro mani; dunque, all’autore in esame ne vanno imputate una cinquantina.

Il problema, serio, sorge con l’ultima pubblicazione: Storia di Irene (stesso anno, stesso editore), dove in 109 pagine si narra di una bimba salvata in mare dai delfini, che cresce orfana in un’isola greca. Raramente uno scenario è stato più evocativo, trattandosi di letteratura che abbraccia tutte le varie metafore della cultura di sinistra. Il mare viene paragonato al grembo materno, la ragazzina ha la pelle «fitta di peluzzi gialli, uno strato di fiori di ginestra. L’odore è salmastro, di barca da pesca».

cop STORIA DI IRENE

Qui, purtroppo, le metafore poetiche cercate a tutti i costi perdono efficacia e conducono a una resa estetico-narrativa che deraglia nell’improbabile. «Certi giorni sull’isola ho i sussulti di felicità di un cane che non la trattiene e un po’ se la sgocciola addosso». E Irene, che mangia pesce crudo e allontana le api con sterco di capra, rimane misteriosamente incinta: «nessuno conosce chi è stato a mettersi sopra Irene».

Le metafore del mare greco, dell’isola con le capre, della ragazzina ingravidata dallo spirito, dell’autore che diventa bottiglia con la ragazzina che «è la vita che cerca posto nel mio sottovetro» sono tutti indici di un declino che avanza. Ormai i contenuti scarseggiano, e l’attitudine dell’autore a poetare con il racconto sta mostrando la corda.

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«Si ottiene dal mare quello che ci offre, non quello che vogliamo. Le nostre reti, coffe, nasse, sono una domanda. La risposta non dipende da noi, dai pescatori.»
(Tu, mio, Feltrinelli 1998)

Il critico Massimo Onofri ha correttamente parlato di un «neodannunzianesimo proletario» che sottende la prosa dell’autore: «una scrittura rarefatta, concentrata, di una sapienzialità e una ieraticità che dissimula appena la sua radice piccolo borghese. È un fenomeno interessante a livello di sociologia della letteratura, perché i libri di De Luca, che coniugano il sublime con il comunismo o il post-comunismo, forniscono facilmente ai fans la patente di anima bella e politicamente corretta. Il metro dell’ideologia, se vale per smascherare i cattivi scrittori, non aiuta a trovare i veri».

A

Concludendo, alla luce dell’ultima produzione analizzata, il rating di Erri De Luca viene declassato di un livello, portandolo da A+ ad A: per la medietà del valore letterario, caratterizzato da un’espressività che – pur mantenendo qualche sostanza – resta legata alla riproposizione di canoni convenzionali e datati, privi di qualsiasi innovazione che possa restituirle un senso.
L’outlook è altresì negativo, a causa dello scenario nettamente sfavorevole a un persistere delle condizioni di sopravvivenza per questo tipo di produzione letteraria.

(2 – fine)

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2 thoughts on “File 302/2: Downgrading di Erri De Luca

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