File 64: il Premio Strega

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Com’è noto, il Premio Strega nacque nel 1947 con l’intento di diventare un traino per la cultura e la letteratura italiane. E per un lungo periodo lo fu, in effetti. Fino a quando – a partire dagli anni Ottanta, secondo molti – la qualità dei titoli premiati è andata calando in maniera quasi implacabile.

La nostra Agenzia ha iniziato a sottopone a rating il Premio Strega, secondo i canoni delineati nella propria mission, dall’anno 2007. Tutto ciò che era prima di quella data può essere opportunamente giudicato dagli studi letterari.

Per avere un’idea dell’andamento progressivo della qualità del Premio Strega, si può cominciare da una scansione decennale dei romanzi vincitori:

1947 – Ennio Flaiano, Tempo di uccidere

1957 – Elsa Morante, L’isola di Arturo

1967 – Anna Maria Ortese, Poveri e semplici

1977 – Fulvio Tomizza, La miglior vita

1987 – Stanislao Nievo, Le isole del paradiso

1997 – Claudio Magris – Microcosmi

2007 – Niccolò Ammaniti, Come Dio comanda.

In questa sequenza esemplificativa, si può vedere già al quarto decennio (1987) una perdita di quota nel valore del romanzo premiato. Tuttavia, negli anni successivi è seguito un pronto recupero: si vedano Gesualdo Bufalino, Sebastiano Vassalli, Paolo Volponi, Vincenzo Consolo, Domenico Rea.

Paolo Giordano, vincitore edizione 2008

Paolo Giordano, vincitore edizione 2008

Ma nel 1994, con la premiazione di Giorgio Montefoschi, si è registrata una  nuova caduta di livello, che da quel momento si è purtroppo mantenuta progressiva – fatta eccezione per la vittoria di Claudio Magris tre anni dopo. Si notino, ad esempio, l’Enzo Siciliano del 1998 (il cui romanzo fu accusato di ben due plagi) e, soprattutto, la Margaret Mazzantini del 2002, con un prodotto industriale pre-concepito in funzione di un successo cinematografico familisticamente pilotato. Fino ad arrivare all’Ammaniti del 2007, al Paolo Giordano del 2008 (mossa mondadoriana risultata incomprensibile, visto che se n’era venduto oltre un milione di copie*), al Tiziano Scarpa del 2009 (il cui romanzo venne anch’esso accusato di due plagi), fino al Pennacchi dell’edizione 2010, dove l’unico libro che avrebbe meritato il premio era Tutta mio padre di Rosa Matteucci.

Da almeno tre decenni, dunque, il Premio Strega corre su una china discendente. Le premiazioni più recenti – ad eccezione dell’ultima – sono risultate una peggiore dell’altra, con opere letterarie senza idee e senza identità, promosse dagli editori più forti esclusivamente per fini mercatistici e di lottizzazione. Molto si è detto sulle distorsioni nel funzionamento del Premio Strega, per cui non ci dilungheremo sui motivi tecnici di tale declino, che sono ben presenti sia agli addetti ai lavori sia agli amanti della letteratura vera.

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Non è un mistero che il Premio, secondo dati aziendali a cui ci si può facilmente ricondurre, è in grado di far vendere all’opera vincitrice dalle 50.000 alle 200.000 copie: ciò spiega la sua valenza potentemente mercatistica, che dagli scorsi anni Ottanta ha prevalso su tutto.

Le logiche di lottizzazione e di dominio del più forte sono evidenti: soprattutto considerando che, su 67 edizioni, ben 23 – più di un terzo del totale – sono state vinte dalla casa editrice Mondadori, su undici editori che sono riusciti ad aggiudicarsi almeno una volta il premio. Sarebbe come dire che il 35% della ricchezza nazionale è in mano al 10% della popolazione più ricca, mentre il 90% della popolazione deve spartirsi il restante 65% di risorse. In questo modo la disuguaglianza viene elevata a sistema, anche in un campo – come quello della cultura – che dovrebbe invece essere il volano dello sviluppo di una nazione.

(1 – segue)

* [A nostro avviso, fu un grave errore strategico. Far vincere lo Strega a un romanzo che ha già sbancato le classifiche di vendita non solo è mossa inutile nel medio termine, ma può rivelarsi controproducente. È come bruciare una candela troppo in fretta. Più proficuo sarebbe stato imporre la vittoria, qualche anno più tardi, del secondo recente romanzo di Paolo Giordano, le cui vendite stanno stentando a causa della perdita di appeal dell’autore. Sarebbe stata una mossa analoga a quella intelligentemente effettuata – sempre da Mondadori – nel 2012 per Alessandro Piperno, il cui successo dell’esordio 2005 non si era ripetuto nei libri successivi, usciti a troppi anni di distanza dal primo.]

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3 thoughts on “File 64: il Premio Strega

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  3. la solitudine aveva fatto tipo 300k prima dello strega
    quindi funzionò eccome

    e poi a candidare il secondo non avrebbero pompato granché, la gente è ingenua ma non così tanto, al secondo libro aveva già capito che Paolo Giordano non valeva niente

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