File 113/2: rating e outlook di Luciano Ligabue

Il Rumore dei Baci a Vuoto_copertina_m

Ma ciò che rileva è l’ultima pubblicazione di Luciano Ligabue, la raccolta di racconti Il rumore dei baci a vuoto (Einaudi 2012). Qui, ogni racconto è caratterizzato da un “finale aperto”, che – dopo una perdita, una scelta incomprensibile, un errore, un segreto svelato, una lettera da aprire, il passato che ferisce – lascia comunque intravedere la speranza dell’assestamento, del riscatto, della redenzione.

Sfortunatamente, queste concessioni al “buon esito” del mondo – anche se lasciato solo intuire, per le esigenze di “letterarietà” delle intenzioni – non sono sufficienti per reggere la scarsa consistenza del testo. Le storie faticano a trovare un senso, a volte una giustificazione, mentre i personaggi raccontati non riescono mai ad acquisire uno spessore.

Tutto ciò a dispetto dell’incomprensibile affermazione del noto recensore Antonio D’Orrico apparsa nell’inserto domenicale del Corriere della Sera: «Non abbiamo un Raymond Carver italiano. Mi correggo, non avevamo un Raymond Carver italiano. Ora c’è e si chiama Luciano Ligabue».

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Antonio D’Orrico

Ora, poiché è chiaro – a chiunque abbia letto i racconti di Raymond Carver – che tale parificazione è assolutamente infondata, ci si interroga sul senso e sull’utilità di queste affermazioni. Finora, l’unica cosa evidente è che le pratiche incensatorie di questo recensore, spesso lanciate a casaccio, non fanno che alimentare la confusione di ruoli che da tempo contamina anche la produzione editoriale italiana.

marco-pannella-2Secondo una teoria, il “padre nobile” di questa confusione di ruoli – dove anche chi non ha doti e competenze in un dato settore vi si può cimentare ugualmente in piena legittimità – sarebbe stato il politico Marco Pannella, che nel 1987 riuscì a introdurre nel Parlamento italiano la nota pornostar Ilona Staller. Da qui si sarebbe sviluppata quella concezione “contaminante” progressiva che ha permeato massicciamente anche la sfera editoriale.

Così, oltre alle soubrette che diventano parlamentari, abbiamo telegiornaliste che possono affermarsi come cuoche casalinghe; comici, cantanti e personaggi televisivi che possono diventare scrittori; giornalisti-stampa che possono accreditarsi come critici letterari e lanciare messaggi promozionali senza dover mostrare capacità critiche, che dipendono dagli studi e dalle competenze che questo ruolo richiede.


Tornando al caso di specie (qui sopra il booktrailer), passiamo a focalizzarne alcuni punti. Innanzitutto, il messaggio che Luciano Ligabue riesce normalmente a veicolare con i testi della sua musica, quando passa attraverso i racconti scritti non riesce a configurarsi: ciò a causa sia della maggior complessità insita nell’atto del narrare, sia per l’assenza dell’atmosfera necessaria a sostanziare un significato d’insieme.

In secondo luogo, sembra evidente che le storie sono costruite a tavolino utilizzando la strumentazione consolidata del musicista-paroliere che intende sfruttare le suggestioni artistiche indotte dai lunghi anni di carriera musicale. Ma i risultati sono omogeneamente scadenti: e il fatto che la scarsa qualità sia così lineare, senza la discontinuità – con alti e bassi – tipica delle opere mal riuscite ma artisticamente oneste, indica un intento mercatistico premeditato, estraneo a qualsiasi urgenza espressiva e noncurante dell’evidente scarsezza di mezzi e attitudini letterarie.
Nell’opera in questione, ogni passo parte da un’idea, sulla quale però non si riesce a costruire uno scheletro di senso.


In questo quadro, diventa fondamentale il ruolo propulsore e amplificante della nota trasmissione para-culturale della Televisione di Stato, che in questo e in altri casi ha svolto un’azione di propaganda e legittimazione di prodotti artistico-editoriali scadenti, per palesi finalità mercatistiche.

D’altro canto, il fatto che l’ultima prova narrativa di Luciano Ligabue sia giunta solo sei anni dopo quella precedente, pur con le legittimazioni letterarie e la laurea ad honorem ottenute nel 2004 e nel 2006 – che avrebbero giustificato una produttività ben superiore, in vista dei profitti che ogni pubblicazione avrebbe garantito grazie al potente sostegno mediatico –, sembra indicare un “ritegno” dell’autore, forse dovuto alla consapevolezza di una scarsa dotazione artistico-letteraria.

BB

Da qui, l’inevitabilità di una valutazione di rating che non può superare il livello BB: quasi alle soglie della classe inferiore di bassa schematicità conclamata e calchi omologati. Si è ritenuto di mantenere la doppia B, per un valore letterario medio-basso convenzionale e pre-codificato, in considerazione dell’importante contributo dato dall’artista all’immaginario soprattutto giovanile.
L’outlook dell’autore, dal punto di vista letterario, risulta neutro: eventuali future pubblicazioni editoriali non influiranno, nella sostanza, sulla sua popolarità come rocker.

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Non abbiamo un Raymond Carver italiano. Mi correggo, non avevamo un Raymond Carver italiano. Ora c’è e si chiama Luciano Ligabue. Non parlo delle sue canzoni. Anche se versi come: «Certe notti la radio che passa Neil Young sembra avere capito chi sei». O come: «C’è la notte che ti tiene tra le sue tette, un po’ mamma un po’ porca com’è». O, soprattutto, come: «Ci han concesso solo una vita / soddisfatti o no, qua non rimborsano mai» a Carver non sarebbero dispiaciuti.

(Antonio D’Orrico, Corriere della Sera)

Chiudo la zip del giubbino. E’ in pelle rovinata. Mi piace perché fa pendant con la mia. Tutto il resto mi è largo. Scarpe, calzini, calzoni, maglietta, maglione. Tutto largo. Avevo bisogno di spazio. Ma in quello spazio si infila più agevolmente il freddo blu di questo novembre. Freddo secco. Cielo terso. Cosa c’entrano con noi a novembre? Dov’è finita la nebbia?

E se anche le stelle non sono ancora cadute vedrete che nei prossimi tre minuti ne sfrecceranno almeno un paio ma, se così non fosse, tutto sommato possono pure stare ferme, se vogliono.
Che siamo più sicuri.
Perché, a conti fatti, mamma e papà, volevo dirvi che me lo merito questo mondo.
E addirittura, forse, lui merita me.

(Luciano Ligabue, Il rumore dei baci a vuoto)

(2 – fine)

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One thought on “File 113/2: rating e outlook di Luciano Ligabue

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