File 106/1: rating di Massimo Gramellini (1)

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Massimo Gramellini, attuale vice-direttore del quotidiano torinese La Stampa, dal 1999 vi scrive in prima pagina un corsivo di ventotto righe – intitolato “Buongiorno” – a commento di un fatto della giornata precedente.

I “Buongiorno” di Massimo Gramellini sono svolti in forma molto rigorosa: un riquadro rettangolare in taglio basso, contenente un testo diviso in due colonne, composto di due paragrafi. Uno schema complessivo che si ripete con poche variazioni. I due paragrafi che formano il testo sono perlopiù di lunghezza diversa, ma possono anche essere uguali. Più spesso, il primo paragrafo supera il secondo del 50%, nella proporzione di tre quarti/un quarto. Talvolta, il secondo paragrafo si riduce a due o tre righe, e in qualche raro caso sparisce in favore di un testo indiviso.

Il rigore formale dei “Buongiorno” di Massimo Gramellini ne investe anche la struttura concettuale ed espositiva. Essa è regolarmente improntata a una “generalizzazione semplificante” di situazioni di base – delle quali non è necessario conoscere i dettagli di sostanza – su cui l’autore costruisce una rappresentazione moralistico-apologetica della realtà che vuol descrivere, per darne una sorta di interpretazione autentica.

gramellini_la_stampa«Non è più il tempo degli esecutori, questo, ma dei creatori. Alla vita pubblica, forse anche a tante vite private, servirebbe un gesto di rottura, un cambio di abitudini, una mossa del cavallo in grado di restituire significato alla parola futuro.»

Il tipo di esercizio moralistico di Gramellini viene esercitato anche in altre sedi e da altri opinionisti: il più noto di questi è Michele Serra, che dispensa giudizi attraverso la rubrica “L’amaca” sul quoidiano romano La Repubblica. Ma c’è una differenza sostanziale fra i due tipi di esercizi. Quello di Michele Serra (della cui produzione letteraria ci si è occupati in altra sede) riproduce l’attitudine passiva di chi osserva – appunto – da un’amaca, che è strumento atto a riposarsi e a dormire, e giudica la situazione osservata senza impegnarsi a offrire esempi di rettitudine morale o formule salvifiche, ma limitandosi a valutazioni deprecative su ciò che non va ed è contrario ai principi dell’essere equi, sobri, etici e politicamente corretti. Cosa che configura tipicamente una “medietà di sinistra”, e che usa spesso l’ironia seria e dolente di chi ritiene di essere in posizione più elevata rispetto al lettore.

L’esercizio moralistico di Massimo Gramellini, invece, mostra un’attitudine attiva ad affrontare ogni nuova giornata (il “Buongiorno”, appunto) con un insieme di strumenti utili a suscitare identificazione e consenso nel comune sentire di chi legge:

«Ma a me che, come tanti, comincio ogni giornata con pensieri di rabbia, rassegnazione e inadeguatezza, la sua storia continuerà a insegnare che con l’amore si può fare tutto e che tutto, nella vita, va fatto con amore.»

Un moralismo che attrae, dunque, attraverso un esercizio più sofisticato, capace di:
— deprecare, o elogiare, le situazioni e le persone soggette a giudizio, attraverso un’ironia non arcigna, ma che al contrario richiama empatia;
— esprimere fiducia nella capacità dell’uomo di realizzare il bene, attraverso formule salvifiche codificate e collaudate in anni di esercizio.

«Ma quanto coraggio ci vuole per fare il bene? Tantissimo, e non essere soli a farlo aiuta. Tantissimo.»

Ciò che ne risulta è un abile moralismo di carattere onnicomprensivo, che parla in modo ecumenico alla più diffusa medietà del sentire. Questa sorta di “moralismo ecumenico” si avvale dell’uso sapiente di formule semplici ma suggestive, comprensibili a tutti e potenzialmente accoglibili dai lettori di diversa cultura e orientamento.

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Che si esprimano sulla carta stampata o nel salotto televisivo di una nota trasmissione para-culturale della Televisione di Stato, gli esercizi di Massimo Gramellini hanno la tipicità della predica edificante che sostiene cause e argomentazioni nobili, spesso scontate, col tono del buon sacerdote che pronuncia un’omelia.

«Un insopportabile eccesso di moralismo sabaudo mi induce a deprecare che una rappresentante delle istituzioni abbia appena sfilato in costume da bagno sulle passerelle milanesi dell’alta moda.»

(Nota: la famiglia dell’autore è originaria della Romagna)

Le tecniche argomentative sono informate soprattutto al tipo di “doppia azione” sopra descritto: deprecare severamente, da un lato, ma esprimere fiducia nella forte inclinazione al bene e all’onestà, dall’altro; usare citazioni colte, ma annacquarle in un registro che sappia essere popolare; postulare che il mondo è bello, a dispetto delle brutture che possono martoriarlo (sull’esempio capitale di Roberto Benigni, che col suo film vincitore dell’Oscar si è creato una rendita pluridecennale).

Accanto alla “doppia azione”, tuttavia, non mancano alcuni orientamenti unidirezionali che permeano l’intero spettro argomentativo: il decantare l’amore come unico antidoto all’emergere del male, unica medicina contro le avversità della vita, e l’idea che la sfera femminile sia solo portatrice di bellezza. Questi due temi esemplificativi possono definirsi portanti, in quanto espressione di un’amplissima base di gradimento potenziale da parte dei lettori.

Tale struttura opinionistico-argomentativa, sofisticata nella concezione ma semplice nell’attuazione, è assimilabile a un apparato produttivo ultra-efficiente che offre una resa molto superiore alle risorse impiegate nel processo, con grande efficacia degli effetti sul consumatore finale.

«Eros non visita l’amato, ma l’amante. È l’amante a essere posseduto dall’energia che trasforma le larve in uomini e gli uomini in dei. È l’amante che desidera, soffre, sublima. In una parola: ama. Ah, se avessi letto il Simposio con più attenzione al ginnasio. Ma forse non lo avrei capito. Ora invece so. So che la felicità non consiste nell’essere amati. Consiste nell’amare. Senza condizioni, nemmeno quella di essere ricambiati. Buon san Valentino.»

(1 – segue)

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4 thoughts on “File 106/1: rating di Massimo Gramellini (1)

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