File 107/1: rating di Giulio Cesare Giacobbe

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Doverosamente, è stato sottoposto a revisione il rating di Giulio Cesare Giacobbe, alla luce della sua ultima produzione.

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È lontana l’epoca in cui i suoi best-seller uscivano per i tipi di Ponte alle Grazie: Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita; Alla ricerca delle coccole perdute; Come diventare un Buddha in cinque settimane. Libri con titoli accattivanti e dall’intonazione poco seria, che però svelavano contenuti di vulgata psicologica che avevano qualche sostanza, degni di un rating non particolarmente negativo.

Prevedibilmente, quando la serie dei manuali giacobbiani ha proseguito le pubblicazioni presso l’editore Mondadori, il portato culturale e la qualità editoriale hanno subìto un calo notevole.

Come diventare bella, ricca e stronza ha inaugurato il nuovo ciclo: già il titolo tradisce la pochezza dell’operazione. Se quelli della fase precedente – marchiati Ponte alle Grazie – potevano definirsi manuali, questo non può che definirsi un manualetto. Considerazione analoga può farsi per il secondo titolo mondadoriano, Come fare un matrimonio felice, dove si promette la risoluzione di un problema fra i più complessi, sfruttando però una congerie di applicazioni e conoscenze già divulgate e per nulla originali.

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Il manualetto successivo uscito nel 2008, Come smettere di fare la vittima e non diventare carnefice, ha proseguito e caratterizzato la caduta qualitativa marchiata Mondadori, portandoci ad attribuire all’autore un “battesimo” di rating medio-basso, pari a BB+.

giacobbeQui, gli schemi che reggono l’esposizione discorsiva risultano pre-codificati da un senso comune che si ispira a regole e convenzioni già consolidate, prive di contenuto creativo. Inoltre, l’uso insistito del turpiloquio – inserito a manciate come elemento capace di catturare pubblico – fa perdere significatività e spessore alle argomentazioni, che risultano da un lato eccessivamente “stirate” e prolisse, dall’altro meno convincenti e più conformiste nelle esemplificazioni casistiche.

Un esempio:

«Non puoi andare in ufficio con una minigonna che ti si vedono le tonsille e una scollatura che ti si vedono le piante dei piedi e poi rifiutarti di vedere le collezioni di farfalle. Vacci vestita come una che ha saputo un attimo prima che non faranno più il Costanzo Show e poi vedi, se il capo t’invita a vedere la sua collezione di farfalle!»

Già in questo breve passo risultano evidenti i luoghi comuni: a) della minigonna iperbolica e della scollatura abissale che renderebbero le donne “vittime conniventi” degli appetiti sopraffattori del maschio dominante; b) dell’abusata e obsoleta “collezione di farfalle” che l’uomo cacciatore coltiverebbe per attirare femmine nella propria alcova; c) del riferimento a un evento cultural-mediatico (il Costanzo Show) che già da tempo era morto e sepolto. Tutte similitudini non più attuali da decenni, il cui utilizzo inficia da sé la ricerca di modernità attuata con lo sdoganamento del turpiloquio di cui si diceva.

Entrati, dunque, nello spirito e nella sostanza del tipico prodotto di stampo mondadoriano, andiamo ad affrontare gli ultimi titoli di G.C. Giacobbe: Il fascino discreto degli stronzi e La paura è una sega mentale, che hanno portato alla revisione del rating con il conseguente declassamento.

(1 – segue)

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